storie di crescita personale

“LA RANA E LO SCORPIONE”

Un giorno uno scorpione doveva
attraversare il fiume, ma non sapendo nuotare,

chiese aiuto ad una rana:-“Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami
sull’altra sponda”. La rana rispose:

– “Fossi matta! Così appena siamo
in acqua mi pungi e mi uccidi!!!”

– “Per quale motivo dovrei farlo” –
incalzò lo scorpione – “Se ti pungo tu muori e io annego!”

La rana
stette un attimo a pensare e convintasi della sensatezza
dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.

A metà del tragitto la rana sentì un dolore intenso
provenire dalla schiena e capì di essere stata punta dallo scorpione.
Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all’insano ospite il
perché del folle gesto.

– “Perché sono uno scorpione …” – rispose lui  “è la mia natura !

COSA CI INSEGNA LA FAVOLA

Quasi tutti conosciamo la favola della rana e lo scorpione. Essa viene raccontata in modo metaforico per descrivere vari aspetti della natura umana; che a volte nasconde dei lati oscuri, misteriosi e tragici, che spingono ad agire a danno di se e degli altri.

DIFFICOLTA’ NEL CAMBIAMENTO

Quante volte ci è capitato di cadere in qualche errore e nonostante ci promettiamo di non rifarlo, in qualche modo ci ricadiamo? Ricadiamo nella stessa trappola anche se sappiamo che non è un bene per noi, anche se sappiamo che ci porta a farci del male.

Un po’ come i protagonisti della favola, dove:

  • lo scorpione punge la rana nonostante sappia che ciò causerà la sua stessa morte
  • la rana decide di aiutarlo nonostante sappia dell’evidente pericolo

Questo vuol dire che i nostri comportamenti sono ben radicati e difficili da modificare, in quanto sono frutto di esperienze vissute come il rapporto con l’ambiente e le relazioni più significative: genitori, amici , partner.

Tutto ciò costruisce il nostro carattere,diventa la nostra identità e nonostante ci conduca alla distruzione e all’infelicità, in qualche modo, seppur può sembrare assurdo, ci fa sentire più protetti. Questo perché veniamo ingannati dalla paura del nuovo, di ciò che è ignoto e preferiamo cullarci in ciò che già conosciamo.

La trasformazione di se stessi, infatti, è un processo lungo e doloroso, richiede energie,  forza d’animo, tempo e costanza. Richiede abbandonare parti di se, le nostre certezze e convinzioni che ci fanno da giuda tutti i giorni, per sostituirle con l’ignoto.

 E si sa che ciò che non conosciamo fa paura, come ci faceva paura il buio quando eravamo bambini, perché nel buio ci sono le cose più terribili che siamo capaci ad immaginare.

Tuttavia rimanere in ciò che illusoriamente ci fa sentire al sicuro, vuol dire far si che si verifichino all’infinito pensieri e comportamenti sempre uguali, che possono diventare dannosi. Vuol dire rinunciare ai propri sogni e alla propria felicità, distruggendo e distruggendosi giorno dopo giorno.

 “rinunciamo a molti dei nostri desideri per salvaguardare la nostra stabilità”.

-Sigmund Freud-

INVIDIA

Un altro aspetto interessante della natura umana che si può trarre da questa favola, è l’invidia.

Essa è un sentimento negativo  e distruttivo molto potente: logora l’animo di chi lo prova e lo spinge a distruggere gli aspetti buoni dell’altro, anche a discapito di se stesso.

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